E' una notte nera e il vento soffia freddo e umido dalla brughiera verso il mare del nord; di giorno grigio come ferro liquido, adesso, di notte, invisibile e pauroso, come le bocche dell'inferno.
Dal villaggio di pietra scura e tetti di paglia, alcune donne guardano verso la collina dove un grande falò sta ardendo; la sua luce rossastra si riflette sulla nebbia sovrastante creando un gigantesco alone di luce soffusa.
Là, in alto, alcuni guerrieri highlanders si stagliano sullo sfondo cremisi; fermi in piedi accanto ad un tumulo di terra fresca. Tengono in mano le Claymore; grosse spade, con la punta appoggiata a terra, in segno di profondo lutto.
I capelli lunghi e sudici incorniciano facce scure ancora macchiate del sangue e del fango della recente battaglia. Stanno in silenzio, gli sguardi fissi ad un orizzonte invisibile, là dove si trova la Nona Onda.
Il loro capo è morto durante la notte per le ferite riportate in battaglia: profondi squarci al ventre che neppure il druido del villaggio ha potuto curare.
D'un tratto alto e lugubre, selvaggio e solitario, si alza il suono della cornamusa.
Il piper, un piccolo pitto dalla carnagione scura e lucida, intona una lenta e mesta melodia. Sembra quasi un lungo e straziatnte lamento che esca dalle viscere della terra per rivolgersi verso il cielo plumbeo. Sembra una richiesta di pietà verso il Divino; per quel grande uomo che in vita li ha comandati tutti, in pace e in battaglia.
Domani al suo posto ci sarà suo figlio, un giovane alto e possente, dagli occhi chiari come il ghiaccio, rosso di capelli e di carnagione che adesso, in ginocchio, prega davanti al tumulo con gli occhi pieni di lucide lacrime e il cuore pieno di lucida vendetta.
La cornamusa sembra parlare per lui; un lungo urlo per chi non c'è più. Dopo una prima frase, il piper comincia un tormentoso e sempre più urgente richiamo al tema iniziale; quasi una litanìa ossessiva, un ripetersi ipnotico di frasi, il doloroso ripetersi di una domanda, bruciante come le ferite, insistente come il dondolarsi nella preghiera al Dio del giovane figlio di questo capo che è appena morto. Note sempre più veloci per sottolineare il dolore che sgorga come un fiotto dal cuore e dal cervello in un parossistico susseguirsi di frasi brevi e continue che danno sfogo alla rabbia.
Poi, come sempre succede, lo sfinimento prende il posto di tutte le altre sensazioni.
E anche il lungo brano ritorna sul suo tema iniziale: lento esemplice, quasi il segno dell'addio. Per sempre.
L'ultima nota si spegne e resta solo il crepitare del fuoco e l'ululare minaccioso del vento.
Fonte : www.bagpipes.it